Una tensione che accompagna sottopelle la giornata, nervosismo, preoccupazioni eccessive e/o immotivate. Non si riesce a dormire, ci si rigira nel letto per ore senza trovar pace. Improvvisamente qualunque minima contrarietà sembra portarci sull’orlo delle lacrime. Compaiono sintomi somatici some emicranie, tremori, nausea, sudori freddi, coliti, ma se andiamo a fare qualche controllo, non vi sono patologie in corso. Si arriva a soffrire di attacchi di panico, in cui si perde il controllo del proprio corpo e ci si sente come per morire. Sono tanti i modi in cui l’ansia prende forma, e arrivano a coinvolgere tutto l’organismo.
L’ansia non si combatte. Sembrerà un controsenso, ma bisogna cedere. L’ansia è un campanello d’allarme della nostra psiche che ci segnala che qualcosa non va. Bisogna imparare a essere presenti nella quotidianità senza sottoporci a un auto-giudizio feroce in ogni cosa che facciamo, accettare i nostri limiti, gettare la maschera che portiamo nella vita con gli altri: possibile?
C’è chi ricorre subito ai farmaci, che andrebbero sempre assunti solo per una vera necessità e su controllo medico. Si possono però praticare altre strade per imparare a riconoscere i sintomi e scendere a patti con l’ansia.
Il limite ultimo del 28 febbraio per l’iscrizione alle scuole superiori è ormai passato. Studenti delle scuole medie e genitori sanno quanto sia difficile scegliere dove proseguire il percorso scolastico nei cinque anni di scuola obbligatoria che seguono le medie, una scelta che condizionerà in maniera profonda la vita successiva del ragazzo e della sua famiglia.
Dal primo settembre 2010 l’offerta formativa per le superiori si compone di: sei licei (artistico, classico, linguistico, musicale e coreutico, scientifico, delle scienze umane), istituti tecnici appartenenti a due settori (tecnico-economico e tecnologico), con 11 indirizzi differenti, e istituti professionali raggruppati in due settori (industria e artigianato oppure servizi), con 6 diversi indirizzi.
Se per il futuro studente delle superiori compiere una scelta vuol dire guardare dentro di sé, ponendosi delle domande difficili e a volte scomode – chi sono? Che cosa mi piace studiare? Seguirò gli amici? Sarà troppo difficile per me? (e così via) – per il genitore la difficoltà è trovare un giusto compromesso tra l’indirizzo del figlio verso ciò che si ritiene il meglio per lui e le sue legittime aspirazioni. Tenendo sempre presente che la scelta non è irreversibile, affrontarla insieme è la soluzione migliore.
Ipsos ha realizzato un’indagine dal titolo “I ragazzi e il Cyber bullismo”, un documento realizzato per Save The Children in occasione della Safer Internet Day, un appuntamento, voluto dalla Commissione Europea, per promuovere un utilizzo sicuro dei nuovi media tra i più giovani. Quello che emerge è un quadro allarmante, nel quale il 72% dei giovani individua nel cyberbullismo la principale minaccia a scuola, tanto da frenarli nella loro voglia di stare in compagnia, nel 65% dei casi e da influire negativamente anche sul rendimento scolastico per il 38% di loro.
Ma cosa spinge un bulletto a perseguitare un altro ragazzino? Per il 67% dei casi è l’aspetto estetico la causa scatenante (ebbene si, si può essere così stupidi…), stessa percentuale che vede nella timidezza un motivo per attaccare un compagno. Per il 56% dei bulli l’orientamento sessuale della vittima è motivo di scherno e di violenze, mentre solo il fatto di essere straniero induce il 43% a prendere di mira il giovane. Il cyberbullismo viene percepito dall’83% giovani in maniera molto più dolorosa rispetto alla violenza fisica, perché non c’é limite a quello che si può fare e dire (73%) e perché potrebbe anche non finire mai (55%).
Le conseguenze dirette del cyberbullismo sono per il 67% degli intervistati l’isolamento, si tende cioè ad evitare tutte quelle occasioni di incontro, mentre il 44% ammette che le cosiddette vittime potrebbero compiere gesti estremi, mossi dalla disperazione.
Lungi da noi esaurire un argomento così vasto e complesso nel giro di poche righe, però anche a voi sarà capitato di chiedervi il perché dell’ammalarsi di tanti giovani, soprattutto donne ma la percentuale di uomini è in crescita, di disturbi alimentari come anoressia e bulimia. Rispondere che sono persone più “fragili” e “sensibili” di altre elude semplicemente la domanda.
La psicologia ci dice che i disturbi alimentari, al pari di ogni altra malattia della psiche, sono sovradeterminati, vale a dire sono l’effetto della concomitanza di più elementi, che interagiscono tra loro e interagiscono allo stesso tempo con la soggettività di ciascun individuo. Il momento più tipico in cui tali malattie insorgono è quello dell’adolescenza, periodo della vita in cui si costruisce l’immagine interiore di sé e del proprio corpo. Nel caso questa immagine non sia equilibrata, ma costretta dentro parametri troppo rigidi, le pulsioni vengano soffocate o al contrario vissute senza regole, si apre nella persona una breccia che può essere riempita dalla malattia.
Il contesto familiare è un’altra componente da considerare con attenzione. Generalmente chi soffre di anoressia o bulimia appartiene a famiglie in cui i rapporti mancano completamente di affettività e emozionalità, oppure al contrario ogni membro tende ad affermare il suo ego in maniera capricciosa e prepotente. Il terzo caso è quello in cui i figli vengono bombardati di regole o di modelli irraggiungibili votati al successo. A ciò contribuisce anche la società in cui viviamo, in cui vengono esaltate la perfezione estetica e le persone che “ce la fanno”, in maniera più o meno discutibile.
Non bisogna però cedere alla tentazione di voler incolpare qualcuno o qualcosa a tutti i costi. La terapia serve infatti a comprendere le cause e a riequilibrare di conseguenza la propria vita.
In sostanza si passa alle sigarette elettroniche per compiere un passo in più verso l’abbandono completo del fumo, ma la loro effettiva utilità è da dimostrare. Roberta Pacifici, direttrice dell’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto sottolinea infatti che se da una parte la sigaretta elettronica è meno tossica della bionda classica, non si può affermare con certezza che sia del tutto innocua. Del resto, anche se passasse tutti i controlli necessari, l’alternativa elettronica contiene comunque nicotina e dovrebbe quindi rientrare nei dispositivi medici, alla stessa stregua dei prodotti, quali i cerotti ad esempio, utilizzati come coadiuvanti alla lotta contro il fumo. Al momento le uniche indicazioni relative all’utilizzo di sigarette elettroniche sono quelle che vietano il loro utilizzo per i minori di 16 anni e la raccomandazione di tenerle fuori dalla portata dei bambini, secondo l’ordinanza dell’attuale ministro.
Per l’Istituto non basta, perché si dovrebbero contemplare anche i rischi legati all’assunzione di nicotina, particolarmente alti nel caso di giovanissimi. Il testo fornito dall’Iss pone l’accento sulla necessità di trattare questi dispositivi come prodotti farmaceutici o medici e non come semplici prodotti da tabacco. La strada é ancora lunga e si attendono ora ulteriori studi circa l’effettiva efficacia delle sigarette elettroniche.
In Francia una grande rivoluzione si sta compiendo nel mondo degli adolescenti:é passato infatti al Parlamento l’emendamento sulla pillola che era stato annunciato dal ministro della Sanità Marisol Touraine. Il progetto di legge prevede la gratuità delle spese relative alla pillola anticoncezionale per le ragazze tra i 15 e i 18 anni, che potranno così assumere la pillola nel completo anonimato. Allo stato attuale in Francia le ragazze possono ricevere gratuitamente la pillola presso uno dei centri di pianificazione familiare pubblici, anche se i 4.000 presenti su tutto il territorio sembrano essere troppo pochi.
Un’azione resa necessaria dall’aumento delle gravidanze che hanno coinvolto le minorenni in Francia, circa 10mila all’anno, di cui solo una cifra compresa tra il 5% e il 10% vengono portate a termine. Dati che fanno riflettere e che si allineano con quelli registrati in Italia, dove le gravidanze in età adolescenziale sono in crescita. Si segue cioè un trend che sta investendo tutti i Paesi europei: ogni ragazza su cento sessualmente attiva rimane incinta. L’età media del primo rapporto si fissa tra i 15 e i 17 anni e, nonostante le campagne d’informazione, sale il numero delle baby mamme. Un’esperienza che per una giovanissima donna può risultare davvero sconvolgente, dato che in linea di massima l’evento non è pianificato.
L’utilizzo della pillola in Francia ad esempio è più diffuso che da noi, se si considera che Oltralpe il 50% delle donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni la utilizza, contro il 16% delle italiane. Eppure si sta registrando anche li un calo del suo utilizzo, complice la crisi economica. Il progetto di legge francese allora diventa il primo passo, rivolto ora alle minorenni, da estendere anche a vantaggio delle altre fasce d’età.
I dati commentati da Maurizio Bini, sessuologo presso il Centro di Riproduzione e del centro dell’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere all’Ospedale Niguarda di Milano, pongono l’accento sulle abitudine degli adolescenti e sul loro approccio al tema della sessualità. Si stima infatti che il 74% degli adolescenti maschi e il 37% delle ragazze ricorrano al web per tutto quello che concerne la dimensione sessuale, dall’attività in se, fino alla ricerca di informazioni, di partner, di scambi di esperienze.
Un mondo, quello virtuale, che funge da sostituto della realtà, priva, a quanto pare, di quei punti di riferimento decisivi per la piena comprensione della dimensione intima dell’adolescente. Le frontiere di internet aprono scenari assolutamente nuovi e inesplorati, specie per le generazioni più anziane, che rimangono indietro e quindi all’oscuro di quello che accade nell’universo giovanile. Il problema nasce non tanto dalla naturale curiosità del giovane, quanto piuttosto dai fenomeni, legati alla sessualità, che corrono in rete. La pericolosa pratica di inviare o ricevere fotografie di se stessi o di altri adolescenti in pose ammiccanti o peggio ancora, non è solo un modo per infrangere il tabù del proibito, quanto piuttosto un’arma pericolosa nelle mani di uno spettro di utenti ben più ampio di quello che si crede. Una ricerca conferma che il 20% degli adolescenti ha inviato questo genere di immagini e il 40% ne ha ricevute.Fenomeni che mettono a rischio l’identità sessuale dell’adolescente che vive lo scarto tra l’immagine e l’immaginazione, senza un processo di scoperta progressivo, abituato a vedere tutto e subito sul web. Un tema molto attuale, quello della sessualità degli adolescenti, dato che, come sottolinea il dott. Bini il periodo stesso dell’adolescenza si è allungato, a causa di tempi di maturazione fisica anticipati e di contro un ritardo nell’acquisizione del senso di autonomia e di responsabilità.